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Catasto Leopoldino Livorno

La rivisitazione di uno dei documenti cartografici toscani più affascinanti: il Catasto Generale Toscano.
Voluto dal Granduca Leopoldo II nella prima metà dell'800 è il primo documento cartografico che rappresenta in scala e con altissimo dettaglio il territorio campestre e urbano delle città appartenenti al Granducato di Toscana.


Progetto Toscana Storica


Il progetto TOSCANA STORICA affascinante e ambizioso, e allo stesso tempo complesso e articolato, prevede successivi step di attuazione per ogni comunità toscana dalla restituzione digitale su piattaforma GIS delle particelle catastali al completamento del database geografico con le informazioni qualitative derivanti dalle Tavole Indicative e dalle Carte Campione, infine la restituzione digitale su piattaforma WebGis dell'intero documento Catastale Leopoldino.Il Catasto Generale Toscano, più semplicemente conosciuto come Catasto Leopoldino rappresenta una formidabile banca dati di carattere non solo geografico, attraverso le mappe catastali, ma anche di carattere economico e sociale nei documenti deputati alla riscossione dei tributi.

Catasto Generale Toscano Comunità di Firenze


Fra i tentativi settecenteschi di accatastamento di Pietro Leopoldo e la realizzazione del Catasto Lorenese dell'800, la Toscana subì la dominazione francese.
La questione del catasto toscano fu ripresa dai francesi nell'anno dell'annessione della Toscana all'impero (1808). In quello stesso anno, infatti, Napoleone decise di dar vita al nuovo catasto, non solo in Francia, ma in tutto l'impero e quindi anche nei tre dipartimenti della provincia imperiale toscana.
Le operazioni catastali, avviate nel periodo napoleonico in molte regioni italiane, furono sospese ed interrotte a diversi stadi di elaborazione con la caduta dell'Impero francese (1814).
Nel Granducato di Toscana si decise di portare avanti l'opera di accatastamento iniziata dai Francesi, tanto che Ferdinando III con un editto del 16 settembre del 1816 soppresse la tassa semplice e doppia di redenzione, in attesa di un riesame del sistema tributario e istituì al suo posto l'imposta prediale.
Il Motuproprio per la formazione di un nuovo catasto fu presentato il 6 ottobre del 1817 al Granduca Ferdinando III dai suoi tre ministri Fossombroni, Neri Corsini e Frullani, i quali sostenevano l'impossibilità di basare l'imposta fondiaria sui vecchi estimi o sulla tassa di redenzione. La minuta "fissava inoltre le basi temporanee dell'imposta fondiaria e proponeva al Granduca i nominativi di coloro che eventualmente avrebbero composto la Deputazione per il catasto toscano.
Il Motuproprio pubblicato il 7 ottobre 1817 annunciava tra l'altro l'obbligo per le Comunità interessate di sopperire alle spese del catasto mediante la corresponsione di una imposta straordinaria.
Il 24 novembre di quello stesso anno fu istituita la Deputazione per il catasto: i suoi membri, oltre a quelli proposti il 6 ottobre, furono Pietro Paoli in qualità di presidente, Pietro Ferroni, Giovanni Inghirami e Giuliano Frullani, supervisori dei lavori di misura, Giovanni Fabbroni, il marchese Emilio Pucci e Lapo de' Ricci, rappresentanti dei proprietari, sovrintendevano alle stime. La scelta di Pucci e de' Ricci aveva anche lo scopo di tener buoni i proprietari terrieri. L'8 gennaio 1818 la Deputazione tenne la sua prima riunione e nelle sedute successive l'attenzione fu rivolta alla raccolta ed allo studio dei metodi seguiti per i catasti di recente formazione.
Le istruzioni, pubblicate nel 1819, descrivevano la metodologia da seguire per le operazioni di misura e quelle di stima.
La misura doveva essere geometrico-particellare: ciascun patrimonio fu suddiviso perciò, ai fini della misurazione e della stima del reddito imponibile, in più particelle registrate una per una.
I criteri di mappe, scale, limiti di tolleranza e documenti di corredo, dovevano essere gli stessi adottati in precedenza dai Francesi.
Definiti i confini, ciascuna Comunità del Granducato fu suddivisa in sezioni ai fini della redazione delle mappe.
Ciascuna mappa (in scala 1:2500 oppure 1:5000 fino a 1:1250 o anche 1:625 per gli agglomerati urbani) o gruppo di mappe, doveva essere correlata con un quadro indicativo dei proprietari e delle rispettive proprietà, segnando per ogni appezzamento, con il toponimo numerato in modo progressivo, la destinazione d'uso, la superficie in braccia quadre, il cognome, nome e patronimico ed infine le eventuali osservazioni.
Rispetto alla precedente esperienza francese, era diversa l'unità di misura: il braccio fiorentino prendeva il posto dell'arpento francese, essendo stato abbandonato il sistema metrico-decimale deciso dai Granduchi dopo la Restaurazione.
Le operazioni di misura del catasto ferdinandeo leopoldino si svolsero tra il 1819 ed il 1825. Inizialmente, a partire dal 1819, furono corrette le mappe francesi, venne poi eseguita la misurazione di cinque nuove Comunità ed alle restanti venne notificato l'obbligo di iniziare la definizione dei confini comunicativi e privati. A partire dal 1820 iniziò invece ex novo la misura delle Comunità non catastate in precedenza; le 36 Comunità misurate in quell'anno furono suddivise in tre compartimenti: fiorentino, pisano e senese. Al termine delle operazioni di misura, le 242 Comunità del Granducato furono rappresentate al catasto con 242 quadri di insieme, suddivise in 1350 sezioni per un totale di 8567 fogli. La Deputazione adottò il criterio di stima della rendita effettiva: l'imponibile era derivato dal calcolo reale del reddito netto di ciascuna particella all'epoca censuaria. Il reddito netto veniva calcolato in base alle caratteristiche proprie di ogni singolo appezzamento, da quelle fisiche e climatiche a quelle economiche e agronomiche. La principale innovazione del catasto toscano consistette proprio nell'adozione di questo criterio che prendeva le distanze dalla pratica comune, la quale basava la stima sulla suddivisione dei terreni in classi di valore, all'interno delle quali venivano inserite le singole particelle coltivate.
Le stime di fatto, non furono eseguite per ogni particella, ma riunendo per masse di coltura più particelle contigue del medesimo proprietario. Venne pertanto compiuto uno spoglio numerico per "masse di coltura" per tutto il granducato, raggruppando le molte voci di utilizzazione del suolo in nove classi: coltivato a viti, coltivato a ulivi e viti, lavorativo nudo, bosco, selva di castagni, prato naturale e artificiale, sodo a pastura, prodotti diversi, fabbricati.
Alcune particelle, inoltre, furono prese a campione per gli appezzamenti analoghi, come si può osservare nei registri catastali, i Campioni per i calcoli delle stime.
Il reddito di ciascuna particella derivava dal valore dei suoi prodotti calcolato in base ai prezzi minimi sui mercati delle Comunità il giusto reddito annuo era poi ottenuto dividendo la produzione per il numero di anni necessari ad ottenerla.
I Campioni per i calcoli delle stime [...] riassumevano sezione per sezione i criteri seguiti dai periti nel corso delle operazioni di stima, illustrandoli con stime effettive degli appezzamenti più frequenti in ogni sezione.
I risultati del lavoro dei periti erano sottoposti al controllo degli impiegati del catasto presso la Deputazione centrale, i quali si basavano proprio sui Campioni per determinare il reddito imponibile in ogni sezione di una Comunità.
Sulla base dei Campioni e dei Giornali di campagna furono redatti i calcoli delle stime in 1175 volumi, a loro volta tradotti in 3182 volumi di tavole di stima. Riassumendo si può affermare che i documenti del catasto toscano sono suddivisibili in due categorie.
La prima è costituita dagli atti preparatori: le mappe, i lucidi ed i quaderni indicativi dei geometri, i rapporti, i campioni e le tavole di stima.
La seconda categoria è costituita dai Campioni delle Comunità, dalle Tavole Indicative dei proprietari e dai Repertori alfabetici degli stessi.
Mentre i Campioni e le Tavole Indicative erano pronte al momento dell'attivazione del catasto tra il 1832 ed il 1835, i Repertori furono ultimati in seguito.
I Campioni delle Comunità comprendevano in ordine alfabetico tutte le ditte in esse censite e aggiungevano, oltre alle stesse informazioni contenute nelle Tavole Indicative, la rendita da imporsi espressa sia nella moneta di conto, la lira, che in quella effettiva, il fiorino. Si tratta di registri a partita doppia, dove nel Dare erano indicate le particelle possedute da una ditta al momento dell'attivazione, nell'Avere le particelle detratte dai possessi della ditta in seguito a trasferimenti di proprietà successivi all'attivazione.
I Campioni indicavano quali intestatari delle particelle i reali percettori del reddito che ne derivava.
Le Tavole Indicative dei Proprietari e delle Proprietà rispettive erano previste per ogni Comunità e contenevano le sezioni catastali organizzate in ordine alfabetico. Nelle Tavole Indicative ciascuna particella era inserita secondo una numerazione progressiva che trovava corrispondenza con il numero assegnatogli sulla mappa ed era associata all'articolo di stima, di cui faceva parte e alla pagina del Campione in cui compariva. Veniva in seguito indicato il nome del proprietario, la specie della proprietà e l'estensione in braccia quadre.
La completa definizione delle caratteristiche di ogni particella si aveva soltanto con l'indicazione del reddito imponibile di cui era caricata e che si trovava registrato nella pagina del Campione alla quale si rimandava.
Le stime furono in generale miti e col catasto "la pressione tributaria si era piuttosto alleggerita, in Toscana, sotto il regno di Leopoldo II. Mediante lo strumento fiscale, il catasto ferdinandeo-leopoldino aveva comportato un insieme di provvedimenti di politica economica che partiva dalla considerazione di una realtà ancora arretrata [...] e cercava di spingere al potenziamento del sistema produttivo. [...] Non si prevedeva una rivoluzione, ma forse si diede un apporto a quella ripresa dell'agricoltura, che si verificò dopo il terribile 1835 e 1836, con l'inizio di un periodo di prosperità durato qualche decennio (Biagioli).
Nel suo complesso il materiale del catasto toscano, dai documenti preparatori ai registri che possono essere definiti ufficiali (Tavole Indicative, Campioni, Supplementi e mappe) hanno rappresentato una fonte importante per analisi, controlli e confronti anche con altri periodi; il catasto fu utilizzato, infatti, durante il resto del XIX sec. da storici e statistici, fra i quali il Serristori, lo Zobi e lo Zuccagni Orlandini.
Il presente lavoro si basa sulle informazioni dedotte dall'analisi delle Mappe e delle Tavole Indicative dei Proprietari e delle Proprietà rispettive.

Le Mappe

La Comunità di Firenze è suddivisa in 26 sezioni catastali scala (1:2500)


Sez. A detta (scala 1:650)

Sez. B detta

Sez. C detta

Sez. C' detta

Sez. D detta

Sez. E detta

Sez. F detta

Sez. I detta

Sez. K detta

Sez. L detta

Sez. M detta

Sez. M' detta

Sez. N detta

Sez. O detta

Sez. P detta

Sez. Q detta

Sez. R detta

Sez. S detta

Sez. T detta

Sez. T' detta (scala 1:1250)

Sez. U detta

Sez. U' detta

Sez. V detta

Sez. V' detta

Sez. X detta

Sez. Z detta

Tavole Indicative


Le tavole indicative dei proprietari e delle proprietà rispettive

Ad ogni sezione rappresentata sotto forma di mappa, corrisponde nel catasto una Tavola Indicativa, cioè un database cartaceo che associa ad ogni appezzamento otto campi di informazioni:

  • vocabolo
  • n° dell'appezzamento;
  • n° dell'articolo di stima;
  • n° della Carta o pagina del Campione;
  • cognome e nome e patronimico del proprietario;
  • specie della proprietà;
  • superficie della proprietà in braccia quadre;
  • osservazioni.

Ognuno di questi campi contenuti nelle Tavole Indicative è stato trascritto integralmente, sezione per sezione, particella per particella e associato alla relativa particella di mappa.
I dati catastali sono in questo modo di immediata consultazione: selezionando nella vista una particella catastale mediante l'Identify, una tabella restituisce tutte le informazioni relative a quella particella per tutti gli otto campi delle Tavole Indicative.
Ogni informazione derivante dalle Tavole Indicative costituisce sia di per sè un interessante campo di indagine sia un filtro attraverso il quale poter elaborare tutti i dati raccolti mediante ad esempio, lo strumento delle query.
Un ultima informazione è stata inserita dai ricercatori: si tratta della voce che accorpa sotto una legenda semplificata le varie specie di uso del suolo espresse dal documento catastale. L'esigenza di semplificare e uniformare la descrizione degli usi del suolo, seppur perdendo la ricchezza del dettaglio del documento, è necessaria per luna lettura comparativa degli usi del suolo e del paesaggio agrario con la documentazione odierna.

Licenza Creative Commons

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al centro: è visualizzato il disegno interattivo;

a destra: sono consultabili le informazioni generali del progetto e tutti i documenti di corollario nonchè la descrizione dei comandi principali e delle funzioni di interrogazione dei layers.

Istruzioni per l'uso del web-gis


In questa sezione sono descritti i comandi principali e le funzioni di interrogazione dei layers.


«Cambia vista» permettedi cambiare mappa tematica mantenendo le impostazioni di inquadramento e di scala della vista attuale.


Comandi mappa


Visualizzazione

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Panoramica permette di spostarsi sulla vista e si attiva anche utilizzando il tasto destro del mouse.

Vai Avanti/Indietro permette il passaggio alla vista precedente o a quella successiva.


Misurazioni e note

Misura distanza/area permette di misurare lunghezze e superfici direttamente su un elemento architettonico. Fare doppio click per completare la misura. Per annullare l'inserimento dell'ultimo punto usare il tasto «CANC».

Punto d'interesse
permette di annotare direttamente sulla mappa un bookmark specificandone la descrizione.


Aggiorna la mappa
permette di aggiornare la mappa dopo una selezione, pulendo i dati delle interrogazioni precedenti e rendendola disponibile per altre.

Interrogazione dei dati -query-


Interrogazione dei layer

Le interrogazioni della cartografia possono essere effettuate in due modi:

- direttamente sulla mappa con i comandi

Identifica interroga il livello/livelli accesi nella vista nell'area di click restituendo i valori per ogni livello presente.

Seleziona è uno strumento d'interrogazione di un solo livello; il livello interrogabile viene definito nella finestra che si attiva in alto a destra.

Tooltip consulta "al volo" le informazioni del livello con un semplice passaggio del mouse; il livello selezionabile viene definito nella finestra che si attiva in alto a destra.


- in base agli attributi dei livelli

dal menu a tendina«Cerca per...»
selezionare il livello da interrogare e digitare l'argomento di ricerca.


Con entrambi i metodi le aree interrogate verranno selezionate ed evidenziate nella vista;
i relativi dati verranno espressi in una tabella esportabile nei formati disponibili.

Esportazione e download dei dati


I dati e i livelli presenti nella vista sono esportabili nei seguenti formati tramite l'uso delle query (vedi sezione precedente).

CSV
file di testo utilizzato per l'importazione/esportazione di una tabella di dati (ad esempio fogli elettronici o database). 

PDF
portable document format, formato di file capace di rappresentare il documento in modo indipendente dall'hardware e dal software usato per crearlo.

SHP
shapefile ESRI è un formato vettoriale per i sistemi informativi territoriali, ovvero esporta anche le geometrie relative ai dati espressi in tabella.

«Stampa» Dal comando si può generare la stampa di un PDF della vista di mappa. Si può scegliere il formato(A4, A3, A2, A1, A0; orizzontale o verticale), la scala di stampa, il titolo della mappa e se usare affiancare la stampa della legenda e della referce map.

«Scarica» Dal comando viene generata un'immagine in formato TIFF o GEOTIFF con risoluzioni disponibili:
150dpi
200dpi
300dpi

«Link vista» Dal comando si può condividere la vista attuale con la relativa selezione di layers e zoom della mappa.

Layers


Oltre ad accendere e spengere i singoli layers sono disponibili le funzioni seguenti:

Info layer Metadato di descrizione del livello.


Trasparenza Imposta il grado di trasparenza del livello.

Zoom sul livello Inquadra il livello nella vista.


Mostra i livelli Permette l'accensione contemporanea di tutti i livelli facenti parte della categoria.

Nascondi i livelli Permette lo spengimento contemporaneo di tutti i livelli facenti parte della categoria.

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